In un autunno che a Milano segna il ritorno pieno ai ritmi di lavoro, scuola e spostamenti quotidiani, il tema dei costi energetici e della filiera alimentare torna a pesare anche sull’economia reale. A rilanciarlo è la denuncia di Fini, presidente della Cia, che parla di una situazione sempre più difficile per le imprese agricole: da un lato il caro gasolio agricolo, dall’altro prezzi dei prodotti troppo bassi per coprire le spese.
Il quadro descritto è quello di una pressione costante su un comparto che, dopo anni di rincari generalizzati, fatica a ritrovare margini. Per chi lavora nei campi, infatti, non conta solo il prezzo finale riconosciuto al prodotto, ma l’intera struttura dei costi: carburante, fertilizzanti, energia, trasporti, manutenzione dei mezzi, manodopera. Quando il costo sale e il ricavo scende, la tenuta dell’impresa diventa il vero punto critico.
Nel linguaggio degli operatori, è la classica “tempesta perfetta”: i costi di produzione aumentano e il mercato non assorbe questo incremento. Il risultato è che in molte filiere il lavoro agricolo rischia di essere remunerato sotto soglia, con effetti che si riflettono lungo tutta la catena, fino agli scaffali della grande distribuzione e ai mercati rionali dell’hinterland milanese.
Per Milano e la sua area metropolitana il tema non riguarda solo chi produce lontano dalla città. Il sistema del cibo è infatti strettamente connesso alla vita urbana: dall’approvvigionamento per mense, ristorazione e negozi di prossimità, fino alla logistica che ogni giorno porta merci dentro e fuori il capoluogo. Se la base produttiva si indebolisce, le ricadute possono arrivare anche nel carrello della spesa e nella qualità dell’offerta alimentare.
In questa fase dell’anno, con la ripartenza dopo l’estate, le tensioni sui costi si sommano alle difficoltà già note del settore agricolo: volatilità dei prezzi, margini ridotti, investimenti rinviati e incertezza sugli ordini. Per molte aziende, soprattutto di dimensioni più piccole, il problema non è solo resistere nell’immediato, ma programmare la stagione successiva senza compromettere continuità e redditività.
La questione del gasolio agricolo resta centrale perché incide su ogni lavorazione: dalla preparazione dei terreni alla raccolta, fino ai trasporti interni e alla distribuzione. Se il prezzo del carburante cresce in modo marcato, l’effetto si fa sentire rapidamente. In parallelo, quando i prodotti agricoli vengono pagati troppo poco, gli aumenti non si trasferiscono a valle e finiscono per scaricarsi integralmente sulle imprese.
Per il territorio lombardo, dove convivono agricoltura intensiva, filiere di qualità e produzioni legate alla trasformazione alimentare, l’allarme richiama anche il tema della competitività. Tenere in vita un sistema produttivo diffuso significa proteggere lavoro, presidio del territorio e capacità di rifornire una grande area urbana come quella milanese con prodotti freschi e tracciabili.
La richiesta che arriva dal settore è quella di interventi capaci di alleggerire i costi e rendere più equilibrata la distribuzione del valore lungo la filiera. Senza un recupero dei margini, avvertono le organizzazioni agricole, il rischio è un indebolimento progressivo delle aziende, proprio mentre la domanda di qualità, prossimità e sostenibilità resta alta tra consumatori e famiglie.
Per approfondire: Adnkronos Economia