Nel pieno dell’estate, mentre Milano si prepara a un fine settimana fatto di partenze, turismo urbano e serate all’aperto, il tema della transizione ecologica torna a incrociare l’economia reale. E lo fa partendo dall’agricoltura, uno dei settori più esposti ai cambiamenti climatici ma anche uno di quelli che, secondo il Pd, non può essere governato soltanto con obblighi e divieti.
È la posizione espressa dal senatore dem Michele Fina, intervenuto alla presentazione di uno studio dedicato alle sinergie tra agricoltura e trasporto aereo per la produzione di carburanti sostenibili. Il punto, per Fina, è chiaro: senza una regia pubblica non esiste una transizione credibile, ma un impianto troppo vincolistico rischia di rallentare proprio gli investimenti necessari a cambiare passo.
Per una città come Milano, dove la sostenibilità è ormai parte del linguaggio quotidiano di imprese, logistica, mobilità e filiere del cibo, il ragionamento tocca questioni molto concrete. L’agricoltura non è solo produzione primaria: è trasformazione industriale, gestione del territorio, approvvigionamento per la ristorazione, rapporto con i mercati e con l’innovazione. E quando si parla di carburanti sostenibili per l’aviazione, il discorso si allarga subito a trasporto, export, grandi infrastrutture e competitività internazionale.
Fina ha richiamato la necessità di una politica industriale vera, capace di accompagnare i cambiamenti invece di limitarli con un eccesso di prescrizioni. È un passaggio che fotografa bene il nodo economico della transizione: chiedere risultati rapidi senza costruire prima filiere, tecnologie, investimenti e regole stabili rischia di pesare sulle imprese agricole e sulle realtà che lavorano lungo tutta la catena del valore.
Il tema è particolarmente sensibile anche nell’area milanese e lombarda, dove convivono agricoltura intensiva, agroalimentare di qualità, ricerca universitaria e un sistema produttivo fortemente orientato all’innovazione. In questa cornice, l’idea di mettere in relazione il mondo dei campi con settori ad alte emissioni come l’aviazione apre una prospettiva industriale che va oltre la semplice compensazione ambientale.
Secondo l’impostazione richiamata nel dibattito, la transizione non dovrebbe essere vissuta come un costo imposto dall’alto, ma come un processo capace di generare nuova domanda, nuove competenze e nuovi mercati. Per questo il ruolo delle istituzioni resta decisivo: orientare gli investimenti, sostenere la ricerca applicata, semplificare i passaggi autorizzativi e favorire accordi tra imprese, università e mondo agricolo.
In un periodo in cui il caldo e la pressione sui consumi energetici rendono più evidente la fragilità dei sistemi produttivi, il messaggio che arriva dal confronto romano ha una ricaduta anche per le imprese del Nord: la sostenibilità non può essere soltanto un vincolo normativo, ma deve diventare una leva di sviluppo. È un passaggio cruciale per Milano, dove la competitività economica passa sempre più dalla capacità di coniugare ambiente, innovazione e filiere produttive solide.
Il dibattito su agricoltura e carburanti sostenibili, in sostanza, rimette al centro una domanda che vale per tutto il Paese: come trasformare la transizione ecologica in politica industriale, evitando che resti un elenco di obblighi e diventando invece un’occasione per creare lavoro, ricerca e valore aggiunto.
Per approfondire: https://www.adnkronos.com/economia/agricoltura-fina-pd-no-a-un-approccio-vincolistico-serve-una-vera-politica-industriale_UgljAuv0nrB8bQmxr7fon