Un cartello stradale, un semplice tornante di montagna e una parola che cambia tutto: “tortatene”. È l’ultima provocazione visiva firmata da Biancoshock, artista urbano abituato a usare lo spazio pubblico come linguaggio diretto, capace di farsi notare anche lontano dai circuiti dell’arte tradizionale. Sulle Dolomiti, la segnaletica è stata trasformata in un messaggio asciutto ma immediato contro l’overtourism, tema sempre più discusso anche a Milano, città da cui partono ogni fine settimana migliaia di persone dirette verso le località alpine e lacustri del Nord Italia.

L’intervento gioca su un cambio minimo di lettere, ma sufficiente a ribaltare il senso del cartello e a rendere l’idea di una montagna che, in certi periodi dell’anno, sembra chiedere tregua. L’operazione mette al centro una tensione ormai evidente: da un lato la voglia di vivere i luoghi naturali come spazi di libertà, dall’altro la pressione crescente di auto, parcheggi pieni, sentieri affollati e paesi che faticano a reggere il flusso continuo di visitatori.

Il messaggio arriva in un momento in cui il dibattito sul turismo di massa è particolarmente forte. In estate, e soprattutto nei fine settimana di agosto, le mete alpine attirano escursionisti, famiglie e turisti in cerca di fresco, panorami e attività all’aperto. Ma l’idea di una vacanza “green” rischia spesso di scontrarsi con l’impatto concreto degli spostamenti, dell’uso intensivo dei servizi e della trasformazione dei borghi in luoghi da attraversare più che da abitare.

Per Milano il tema non è distante. La città vive da sempre un rapporto stretto con le montagne: c’è chi parte in giornata, chi organizza fughe brevi dopo una settimana di lavoro, chi cerca nei sentieri un’alternativa al caldo urbano e al traffico. Proprio per questo, il messaggio di Biancoshock parla anche a chi vive in pianura: invita a riflettere su come si frequenta il territorio e su quale idea di presenza si lascia ai luoghi che si visitano.

La forza dell’installazione sta nella sua immediatezza. Non offre slogan lunghi né soluzioni già pronte, ma costringe a fermarsi un attimo. Ed è proprio in questa pausa che il cartello diventa più di un oggetto stradale: diventa una domanda aperta sul rapporto tra mobilità, consumo del paesaggio e rispetto dell’ambiente. In un’estate segnata da temperature elevate e da una ricerca continua di spazi all’aria aperta, il richiamo a una fruizione più responsabile risuona con particolare chiarezza.

Non a caso, molte discussioni sul futuro delle località montane ruotano attorno a un equilibrio difficile: accogliere i visitatori senza snaturare il contesto, garantire accessibilità senza trasformare ogni strada panoramica in una coda di auto, promuovere la bellezza dei luoghi senza consumarla. L’arte pubblica, in questo senso, riesce spesso a intercettare il problema prima ancora che lo facciano i convegni o i comunicati istituzionali.

“Tortatene” funziona perché ribalta con ironia una parola nota e la trasforma in un invito alla responsabilità. Non è un gesto moralista, ma un segnale che intercetta lo spirito del tempo: più attenzione alla sostenibilità, più consapevolezza degli effetti del turismo, più sensibilità verso chi vive stabilmente in montagna e ne conosce fragilità e limiti. E mentre Milano si prepara a un altro weekend di partenze e rientri, il cartello modificato ricorda che anche una gita fuori porta può lasciare una traccia.

Per approfondire: Repubblica Milano