Il rientro di settembre, a Milano, non riguarda solo il traffico che torna a farsi sentire tra uffici, cantieri e linee dei mezzi più affollate. In questi giorni a pesare sono anche gli orari della scuola, che per molte famiglie non ripartono subito come previsto. Dopo la prima tornata di nomine, infatti, diversi istituti si ritrovano ancora con posti vacanti e coperture incomplete, e questo si traduce in una partenza a singhiozzo del tempo pieno.

Il problema è concreto: laddove mancano docenti o supplenti disponibili, l’organizzazione delle classi deve adattarsi in fretta. In pratica, per alcuni bambini e ragazzi l’orario prolungato con il rientro pomeridiano non può partire immediatamente, oppure viene attivato solo in parte. Un disagio che tocca soprattutto le famiglie che hanno già rimesso in moto lavoro, spostamenti e incastri quotidiani proprio in questa fase di fine estate e inizio autunno.

A Milano e nell’hinterland la questione assume un peso particolare perché il tempo pieno è spesso una necessità oltre che una scelta pedagogica. Per molti genitori significa poter contare su una giornata scolastica compatibile con turni, uffici, pendolarismo e assistenza ai figli più piccoli. Quando l’orario si accorcia, invece, si riapre il problema della gestione del pomeriggio: nonni, baby sitter, permessi dal lavoro, reti familiari da riorganizzare in pochi giorni.

Le difficoltà non arrivano all’improvviso. Negli ultimi anni il sistema delle supplenze ha mostrato più volte fragilità legate alla carenza di personale, ai rinunciatari e ai tempi tecnici delle convocazioni. Anche stavolta, dopo il primo giro di assegnazioni, restano cattedre scoperte che costringono le scuole a un avvio graduale. Per gli istituti, oltre al disagio per le famiglie, c’è anche la complicazione di dover ripensare orari, compresenze e distribuzione delle attività didattiche.

La situazione riguarda in particolare quei plessi dove il tempo pieno è una parte essenziale dell’offerta educativa. In assenza di docenti stabili, gli insegnanti presenti devono spesso coprire più fronti, mentre le segreterie lavorano per trovare soluzioni in tempi stretti. Il risultato è un avvio meno lineare proprio nel periodo in cui la città si rimette in moto: con gli studenti che tornano in aula, i genitori che rientrano dalle ferie e la mobilità urbana che ricomincia a scorrere sui ritmi della settimana.

Per le famiglie milanesi, l’effetto si sente subito. Chi aveva già organizzato lavoro e routine sull’ipotesi del pomeriggio scolastico deve rivedere tutto all’ultimo momento. E in una città dove gli orari sono spesso serrati e i trasferimenti richiedono precisione, anche una riduzione temporanea della giornata scolastica può diventare un ostacolo rilevante.

Le scuole, dal canto loro, provano a tenere insieme continuità didattica e vincoli organizzativi, con la prospettiva di recuperare il prima possibile la piena operatività. Ma l’avvio di settembre conferma ancora una volta quanto il tema del personale resti centrale per garantire un rientro regolare, soprattutto nei quartieri e nei comuni dell’area metropolitana dove il tempo pieno è parte integrante dell’equilibrio tra scuola, lavoro e vita familiare.

Per approfondire: Repubblica Milano