In un lunedì d’agosto che per molti milanesi coincide ancora con ferie, rientri graduali e città a ritmo ridotto, il cantiere di Santa Giulia continua a muoversi verso uno degli snodi più attesi della zona sud-est: l’accessibilità al futuro palazzetto olimpico. La prima fase delle opere su strade e parcheggi si avvia alla chiusura nelle prossime settimane, mentre sul fronte del trasporto pubblico il collegamento dedicato resta più indietro del previsto.
Il punto più delicato riguarda infatti la metrotranvia da Rogoredo, pensata per dare un accesso più diretto all’area dell’arena e alleggerire l’impatto di auto e flussi pedonali nei giorni di evento. Per ora, però, il progetto non arriva in tempo per il debutto della struttura e slitta più avanti, lasciando aperta la questione di come si muoveranno visitatori, residenti e lavoratori quando il quartiere entrerà davvero nella sua nuova fase.
È una situazione che racconta bene una delle contraddizioni tipiche dei grandi interventi milanesi: le infrastrutture viarie avanzano, i parcheggi prendono forma e i percorsi di accesso vengono ridefiniti, ma il trasporto pubblico richiede tempi diversi, autorizzazioni, lavori tecnici e coordinamento tra più soggetti. E così, mentre Santa Giulia si prepara a diventare uno dei poli più osservati della città, resta il nodo di come garantire spostamenti rapidi e sostenibili senza scaricare tutto sul traffico privato.
Per Milano, il tema è tutt’altro che secondario. In estate la domanda di mobilità cambia: meno pendolari, più spostamenti serali, più persone che raggiungono aree di svago, cantieri e quartieri in trasformazione. Ma proprio nei mesi caldi emerge quanto contino i collegamenti di ultimo miglio, soprattutto nei punti in cui la città si allarga e non può più affidarsi soltanto alla rete centrale di metropolitane e passanti. Santa Giulia è uno di questi casi.
Il completamento delle opere stradali, atteso entro settembre, è un passaggio importante perché definisce il perimetro fisico dell’accesso al palazzetto: corsie, innesti, aree di sosta e percorsi di arrivo. Tuttavia, senza un servizio pubblico diretto più forte, il rischio è che la tenuta del sistema si giochi quasi tutta sull’organizzazione degli eventi e sulla capacità di distribuire gli arrivi su fasce orarie diverse.
Per i residenti dell’area e per chi attraversa ogni giorno il quadrante di Rogoredo, il cantiere è ormai entrato nel paesaggio urbano. C’è chi guarda con interesse alla prospettiva di un quartiere più servito e chi teme che il salto di qualità arrivi tardi rispetto alla macchina olimpica. La domanda, in sostanza, è sempre la stessa: le opere saranno all’altezza dell’uso reale della zona, non solo del suo simbolo?
In una Milano che a fine agosto ricomincia lentamente a riempirsi, la vicenda di Santa Giulia si inserisce così nel dibattito più ampio sulla città che verrà: più eventi, più spazi pubblici, più spostamenti serali e più attenzione alla sostenibilità. Ma anche una richiesta crescente di infrastrutture che non arrivino dopo, bensì insieme ai nuovi poli urbani.
Resta quindi il doppio binario: da una parte la chiusura imminente della prima fase di strade e parcheggi, dall’altra il rinvio del trasporto pubblico su ferro o su sede dedicata. Ed è proprio lì che si misurerà, nei prossimi mesi, la distanza tra il progetto e la sua piena funzionalità.
Per approfondire: Repubblica Milano