Al San Raffaele si apre un nuovo fronte di tensione tra direzione e rappresentanza dei lavoratori. Margherita Napoletano, storica sindacalista dell’ospedale di via Olgettina, è stata licenziata dopo aver portato avanti per mesi una battaglia contro l’impiego di personale esterno tramite cooperative, una scelta che secondo lei avrebbe inciso sull’organizzazione interna e sulla qualità del lavoro in alcuni reparti.
La vicenda arriva in un momento già delicato per il sistema sanitario milanese, sotto pressione anche in estate tra turni scoperti, ferie da coprire e maggiore afflusso di pazienti nei pronto soccorso. In una città che in questi giorni si svuota parzialmente per le partenze e si riorganizza attorno ai servizi essenziali, il caso del San Raffaele riaccende il dibattito su modelli organizzativi, appalti e tutela del personale.
Secondo quanto emerso, Napoletano contestava da tempo il ricorso a lavoratori esterni in alcuni servizi della struttura, a partire dal reparto Iceberg, finito in difficoltà già nei mesi scorsi. La sua posizione era diventata un punto di riferimento per una parte dei dipendenti, che avevano segnalato criticità legate a carichi di lavoro, continuità assistenziale e gestione dei turni.
Il licenziamento della sindacalista non è solo una vertenza individuale, ma si inserisce in un clima più ampio di confronto sul ruolo delle cooperative nella sanità privata milanese. Da tempo, infatti, il tema divide lavoratori, aziende e organizzazioni sindacali: per alcuni rappresenta una risposta rapida a esigenze di organico; per altri rischia di trasformarsi in un sistema di precarizzazione e frammentazione delle responsabilità.
Nel caso del San Raffaele, la contestazione tocca anche il rapporto tra efficienza e qualità del servizio. In un grande ospedale metropolitano, dove la pressione sui reparti è costante e la continuità operativa è cruciale, il ricorso a personale esterno può diventare una soluzione temporanea oppure un elemento strutturale, con conseguenze diverse sulla tenuta dell’organizzazione.
La decisione di allontanare una figura sindacale storica ha inevitabilmente un peso anche sul piano simbolico. Per chi segue le dinamiche del lavoro in città, il messaggio è chiaro: la discussione sull’uso delle cooperative non riguarda soltanto i bilanci o la gestione interna, ma anche il diritto dei dipendenti a sollevare criticità senza temere ripercussioni.
In queste ore, mentre Milano si prepara al primo weekend pienamente estivo di fine luglio, la vicenda richiama l’attenzione su un tema spesso meno visibile rispetto ai grandi eventi o al traffico da vacanze: quello del lavoro negli ospedali, che resta una delle infrastrutture più delicate per una metropoli come questa. Tra chi parte e chi resta, la rete sanitaria continua infatti a reggere una città che non si ferma mai davvero.
Resta da capire come evolverà il confronto nelle prossime settimane e se il licenziamento aprirà ulteriori iniziative di protesta o un nuovo round di trattative. Di certo il caso San Raffaele aggiunge un tassello importante al dibattito milanese sul futuro del lavoro in sanità, tra esternalizzazioni, diritti e sostenibilità dei servizi.
Per approfondire: Repubblica Milano