Milano apre una nuova fase alla guida della Direzione distrettuale antimafia. Roberto Piscitello è stato nominato nuovo capo della Dda del capoluogo lombardo, prendendo il posto di Alessandra Dolci, che passa alla procura di Venezia. Una scelta che riguarda da vicino una città come Milano, dove l’attenzione ai fenomeni mafiosi resta alta anche fuori dai riflettori dell’emergenza quotidiana.
La nomina arriva in un momento particolare per la città, nel pieno dell’estate, quando Milano si muove a due velocità: da una parte il centro più vuoto, con uffici e attività rallentati per le ferie; dall’altra un territorio che continua a lavorare, accogliere turismo, gestire cantieri, servizi e flussi economici. In questo contesto, il presidio investigativo e giudiziario contro la criminalità organizzata mantiene un ruolo decisivo.
Piscitello conosce bene il contesto milanese. Nominato procuratore aggiunto a Milano lo scorso febbraio, ha maturato un profilo già segnato da inchieste di grande rilievo. In passato si è occupato anche delle indagini su Matteo Messina Denaro, uno dei capitoli più delicati della lotta dello Stato contro la criminalità organizzata. Un’esperienza che racconta la natura del lavoro che lo attende nel nuovo incarico.
La Direzione distrettuale antimafia di Milano è da anni uno dei punti più importanti della risposta istituzionale ai gruppi criminali che puntano a radicarsi nel Nord. Qui il contrasto alle infiltrazioni non riguarda soltanto traffici illeciti tradizionali, ma anche riciclaggio, appalti, controllo di settori dell’economia legale e relazioni opache con il tessuto imprenditoriale. È un fronte che tocca il cuore produttivo dell’area metropolitana e dell’hinterland.
Per Milano, la continuità nella guida della Dda è un passaggio rilevante anche sul piano simbolico. La città vive da sempre una forte esposizione ai fenomeni economici e finanziari, con un ecosistema complesso fatto di imprese, logistica, costruzioni, servizi e grande mobilità di persone e capitali. In questa cornice, il lavoro della magistratura antimafia resta un argine essenziale e spesso poco visibile, ma fondamentale.
Il cambio al vertice arriva inoltre in una stagione in cui il tema della sicurezza urbana si intreccia sempre di più con quello della legalità diffusa. Nei quartieri centrali come nelle periferie, dalle aree interessate dai grandi interventi di trasformazione fino ai comuni dell’area metropolitana, la presenza della criminalità organizzata può assumere forme meno appariscenti ma non per questo meno incisive.
La nomina di Piscitello segna quindi una continuità istituzionale, ma anche una responsabilità pesante: guidare una struttura che deve intercettare segnali, ricostruire legami, seguire le tracce economiche e coordinare un lavoro investigativo spesso lungo e complesso. Per una città come Milano, che anche in agosto non si ferma davvero, la tenuta dei presìdi di legalità resta una delle condizioni più importanti per la vita civile e per la fiducia nei luoghi della giustizia.
Per approfondire: Repubblica Milano