Nel cuore di un luglio pieno di serate all’aperto, Milano continua a cercare anche nei teatri al chiuso un rifugio dal caldo e un motivo per uscire di casa dopo il tramonto. Questa sera il richiamo arriva dagli Arcimboldi, dove Pat Metheny porta in città il suo universo musicale fatto di precisione, libertà e continua reinvenzione.
Il chitarrista americano torna davanti al pubblico milanese con Side-Eye III+ e un nuovo gruppo, confermando una cifra artistica che negli anni lo ha reso una presenza speciale anche per chi a Milano frequenta concerti, festival e rassegne estive con spirito quasi rituale. Metheny non si limita a riproporre il proprio repertorio: lo rimette in movimento, lo ricompone, lo attraversa con la curiosità di chi considera ogni brano un organismo vivo.
La sua definizione della chitarra come “cacciavite” racconta bene questo approccio. Non uno strumento da mostrare come un oggetto da culto, ma un mezzo di lavoro, un attrezzo con cui smontare e rimontare idee, melodie, timbri e improvvisazioni. È una frase che suona semplice, ma che nella pratica dice molto del suo modo di intendere la musica: tecnico senza essere freddo, intellettuale senza perdere immediatezza, rigoroso eppure sempre pronto all’imprevisto.
Per il pubblico milanese, abituato in queste settimane a scegliere tra parchi, dehors, iniziative culturali serali e fughe fuori città, un concerto come questo offre anche un’altra possibilità: vivere la città in modo più raccolto, in uno spazio coperto e concentrato, quando l’afa rende meno attraente l’idea di restare all’aperto fino a tardi. Gli Arcimboldi, in questo senso, diventano una tappa naturale per chi cerca cultura senza rinunciare al comfort estivo.
La forza di Metheny sta anche nella sua capacità di parlare a pubblici diversi. Chi lo segue da anni ritrova la qualità di un musicista che ha segnato decenni di jazz e contaminazioni; chi arriva magari per la prima volta trova un live che non chiede competenze specialistiche per essere apprezzato. Il suo è un linguaggio limpido, costruito su dettagli minimi e cambi di rotta improvvisi, capace di tenere insieme virtuosismo e racconto.
Con Side-Eye III+, Metheny insiste su una dimensione collettiva del suonare che si avverte già nel nome del progetto: uno sguardo laterale, appunto, un modo di osservare la musica da un’angolazione non convenzionale. È una scelta coerente con una carriera mai bloccata nella nostalgia, ma sempre pronta ad assorbire nuove energie e nuovi compagni di viaggio.
In una Milano estiva che alterna turismo, lavoro e voglia di leggerezza, serate come questa ricordano quanto la scena musicale cittadina resti una componente fondamentale della vita urbana. Non solo grandi numeri o eventi spettacolari, ma anche l’occasione di ascoltare un artista che continua a trattare la propria chitarra come uno strumento di precisione e invenzione, capace di aprire finestre inattese sul presente.
Per approfondire: Repubblica Milano.