Nel pieno dell’estate, quando a Milano il caldo spinge verso i parchi, i navigli e le uscite serali fuori città, c’è chi guarda alle montagne alpine per capire come cambiano gli equilibri della natura. Nel Parco dello Stelvio prende forma un progetto di ricerca dedicato agli stambecchi, animali simbolo degli ambienti d’alta quota, oggi osservati con una tecnologia sempre più precisa: i radiocollari GPS.

L’obiettivo è seguire da vicino la vita di quattro esemplari e raccogliere dati utili a leggere i loro spostamenti, le aree di frequentazione e le abitudini quotidiane. Un lavoro che coinvolge ricercatori italiani e svizzeri e che punta a rispondere a una domanda semplice solo in apparenza: come reagiscono questi ungulati alle trasformazioni del clima e dell’ambiente alpino?

Per chi vive in Lombardia, il tema non è lontano. Le montagne che circondano la regione sono parte della stessa rete ecologica che influenza paesaggio, acqua, turismo e biodiversità. In un periodo in cui molti milanesi cercano refrigerio in quota o nei fine settimana fuori porta, capire come si muovono gli stambecchi significa anche leggere lo stato di salute di un ecosistema fragile, sempre più esposto a estati calde, neve meno duratura e variazioni nelle risorse disponibili.

Un monitoraggio per capire i cambiamenti

I radiocollari consentono agli studiosi di seguire gli animali in modo continuo, osservando come si muovono durante la giornata e come scelgono i versanti, i pascoli e le aree più riparate. È un tipo di monitoraggio che, nel tempo, può far emergere differenze nel comportamento degli stambecchi rispetto alle condizioni climatiche, alle stagioni e alla presenza umana.

In altre parole, non si tratta solo di sapere dove si trovino i singoli esemplari, ma di costruire una mappa più ampia delle loro strategie di sopravvivenza. Se le temperature aumentano o i periodi secchi si fanno più lunghi, gli animali possono modificare gli orari di attività, spostarsi verso quote diverse o cambiare le zone di alimentazione. Sono segnali preziosi per chi studia gli effetti del riscaldamento globale sulle specie alpine.

Scienza italiana e svizzera a confronto

Il progetto si inserisce in una collaborazione transfrontaliera che mette insieme competenze diverse, con l’idea di osservare un territorio di confine che, dal punto di vista naturale, non conosce barriere amministrative. Le Alpi centrali sono un laboratorio importante per seguire la fauna selvatica e per valutare in anticipo le conseguenze dei cambiamenti ambientali.

Per i ricercatori, la scelta di concentrarsi sugli stambecchi non è casuale: si tratta di una specie adattata alla montagna, ma non per questo immune alle pressioni esterne. Il loro comportamento può raccontare molto sull’evoluzione dei pascoli d’alta quota, sulla disponibilità d’acqua e sulla distribuzione delle risorse lungo la stagione estiva, proprio quando la frequentazione umana cresce tra escursioni, rifugi e turismo naturalistico.

Una finestra sulla montagna che cambia

Il monitoraggio degli animali diventa così anche uno strumento di lettura del presente. Se gli stambecchi cambiano abitudini, spesso lo fanno per adattarsi a un ambiente che cambia a sua volta. E questo può aiutare a pianificare meglio la tutela della fauna, la gestione dei sentieri e la convivenza tra attività umane e aree protette.

In una stagione in cui Milano vive tra città e gite, concerti all’aperto e fughe verso la frescura dei laghi o delle valli, la ricerca nello Stelvio ricorda quanto siano strettamente legati il clima delle pianure e quello dell’arco alpino. L’osservazione degli stambecchi diventa così un tassello concreto della conoscenza scientifica, ma anche un invito a guardare con più attenzione al patrimonio naturale che circonda la Lombardia.

Per approfondire: Repubblica Milano