È stato fermato nei pressi dell’ex Palasharp Ahmad Abdelghani, il trentanovenne indicato dagli investigatori come la persona al centro dell’inchiesta sull’omicidio di Alessio Borelli a Corsico. Un arresto arrivato a distanza di pochissimo tempo dalla sua scarcerazione, un dettaglio che rende ancora più inquietante una vicenda che ha scosso il quartiere milanese e l’hinterland.
Secondo quanto emerso dalle indagini, gli inquirenti sarebbero risaliti a lui attraverso un insieme di elementi raccolti nelle ore successive al delitto: i tabulati telefonici, utili a ricostruire contatti e spostamenti, e le impronte rilevate sulla scena dell’aggressione. Un lavoro investigativo che, come spesso accade nei casi più complessi, ha richiesto di mettere in fila tracce diverse fino a delineare un quadro ritenuto compatibile con il fermo.
Il caso ha colpito in particolare per il contesto in cui è maturato. Corsico, alla vigilia di una nuova settimana estiva fatta di traffico ridotto in città, spostamenti per le vacanze e serate all’aperto nei comuni dell’area metropolitana, si ritrova al centro di una cronaca nera che richiama l’attenzione sulla sicurezza quotidiana nei quartieri della cintura sud-ovest di Milano. In questi giorni di fine luglio, quando molti milanesi alternano lavoro, rientri serali e partenze, episodi come questo riaccendono il tema del controllo del territorio.
La relazione tra Abdelghani e la vittima, elemento indicato dagli investigatori, aggiunge una dimensione personale a una vicenda già drammatica. Nei casi di omicidio, soprattutto quando esiste un legame diretto tra le persone coinvolte, il lavoro degli inquirenti si concentra non solo sulla ricostruzione materiale dei fatti, ma anche sui rapporti precedenti, sui contatti recenti e sugli eventuali segnali di tensione. È un passaggio decisivo per chiarire il movente e il contesto in cui è avvenuto l’assassinio.
In attesa degli sviluppi dell’inchiesta, resta forte l’impatto sull’opinione pubblica locale. Nelle periferie e nei comuni dell’hinterland, dove in estate si moltiplicano gli spostamenti serali verso i locali, i parchi e le aree commerciali, episodi di questo tipo alimentano preoccupazione e domande sulla prevenzione, sul presidio del territorio e sulla capacità di intercettare situazioni di rischio prima che degenerino.
Il fermo nei pressi dell’ex Palasharp chiude una prima fase dell’indagine, ma non la vicenda giudiziaria. Saranno ora gli atti dell’autorità inquirente, insieme agli ulteriori riscontri tecnici e testimoniali, a definire i prossimi passaggi. Per i residenti di Corsico e dell’area milanese, intanto, resta il peso di un fatto di sangue che ha trasformato una giornata d’estate in una cronaca di violenza difficile da assorbire.
Per approfondire: Repubblica Milano