Giovedì 6 agosto, con Milano che rallenta tra ferie, serate all’aperto e caldo pieno, i Navigli tornano a essere uno dei luoghi più osservati dai milanesi in cerca di un po’ di aria e di acqua. Ma l’immagine del canale come posto in cui fermarsi per un bagno, o addirittura per una pagaiata improvvisata, appartiene più alla memoria della città che alla sua vita quotidiana di oggi.

Non sempre è stato così. Per chi conosce la storia del Naviglio Grande, l’acqua non era solo cornice urbana: lungo le sponde c’erano attività, approdi, momenti di socialità e persino chi in passato si concedeva un tuffo. Oggi lo scenario è cambiato, perché quei canali sono parte del paesaggio cittadino, ma anche un’infrastruttura delicata, attraversata da regole precise e da condizioni che non la rendono adatta a un uso balneare.

La tentazione, però, resta. Nelle giornate più afose dell’estate milanese, quando il cemento restituisce calore fino a sera e i parchi non sempre bastano a mitigare la sensazione di afa, l’idea di entrare in acqua può sembrare quasi naturale. A spingere la fantasia ci sono anche le immagini, sempre più diffuse, di persone in piedi su un Sup lungo i corsi d’acqua urbani, o di piccoli gruppi che cercano attività lente e sostenibili a ridosso della città.

Il punto è che i Navigli non sono un lago né un tratto di mare aperto. Sono canali con usi, vincoli e caratteristiche proprie, e l’eventuale bagno può esporre a sanzioni. Lo stesso vale per chi pensa di usarli come se fossero una zona libera di svago acquatico. In una metropoli che in agosto si svuota solo in parte ma continua a vivere di turismo, eventi serali e passeggiate lungo le rive, il confine tra socialità e rischio resta molto netto.

Per Milano, i Navigli sono anche un simbolo identitario. Ci si va per l’aperitivo, per una camminata, per pedalare o per stare all’aperto quando il tramonto finalmente allenta il calore. È uno dei pochi luoghi in cui l’acqua entra davvero nella percezione quotidiana della città, e proprio per questo alimenta ogni anno la stessa suggestione: immaginare il canale come uno spazio da vivere in modo più diretto, quasi estivo, quasi balneare.

Ma il fascino del canale non coincide con la libertà di farne ciò che si vuole. In questa stagione, quando l’attenzione per la sostenibilità, la qualità degli spazi pubblici e l’uso corretto dell’ambiente urbano è più alta, il richiamo dei Navigli racconta anche un bisogno più ampio: quello di trovare in città luoghi freschi, accessibili e sicuri, senza confondere il desiderio di leggerezza con comportamenti che possono essere vietati o pericolosi.

Così, mentre qualcuno si limita a osservare l’acqua dal ponte o dal bordo del marciapiede, altri preferiscono cercare altrove il refrigerio: nei parchi, nelle zone ombreggiate, nelle uscite serali o in una gita fuori porta. Il Naviglio resta lì, con la sua doppia anima di memoria e presente, a ricordare che Milano d’estate ama l’acqua, ma non sempre può avvicinarsi a lei come vorrebbe.

Per approfondire: Repubblica Milano