In un’estate milanese fatta di caldo, serate all’aperto e città che alterna turismo e rientri graduali dalle vacanze, il nuoto torna a essere uno degli sport più osservati e praticati. Non solo per chi cerca sollievo dall’afa, ma anche per famiglie, giovani e master che vedono in piscina un allenamento completo, accessibile e adatto a tutte le età. A ricordarlo è Marco Del Bianco, alla guida del comitato lombardo della Federnuoto, che legge la crescita del movimento cittadino come un segnale positivo, ma anche come una chiamata alle istituzioni e ai gestori degli impianti.

Il punto centrale è semplice: a Milano il nuoto piace, cresce e produce risultati, però la domanda di spazi è più alta dell’offerta. È un tema che la città conosce bene, soprattutto nei mesi estivi, quando le piscine diventano un luogo di socialità oltre che di sport. Per molti milanesi la vasca è la risposta al caldo, ma anche una disciplina che si incastra con ritmi di lavoro intensi, sveglie presto e allenamenti prima dell’ufficio o dopo cena.

Del Bianco sottolinea come rispetto a qualche decennio fa sia cambiato il modo di vivere questo sport. Oggi svegliarsi all’alba per andare ad allenarsi non è più un’abitudine per pochi appassionati: è diventata una scelta diffusa, sostenuta da una cultura sportiva più ampia e da una maggiore attenzione al benessere. Anche il successo degli atleti italiani nelle principali competizioni internazionali, compresi i recenti Europei di Parigi, ha dato una spinta ulteriore alla pratica, rafforzando l’immagine del nuoto come disciplina vincente e popolare.

Per Milano, però, il nodo resta strutturale. La città e l’hinterland hanno bisogno di impianti adeguati, moderni e distribuiti meglio sul territorio. Non basta la passione dei cittadini se poi gli spazi sono insufficienti, datati o difficili da raggiungere. In una metropoli che punta sempre più sulla qualità della vita, l’accesso allo sport dovrebbe essere considerato un servizio essenziale, al pari di altri presidi urbani.

Il tema riguarda anche la sostenibilità. Le piscine, soprattutto in una fase di caldo prolungato e consumi energetici sotto osservazione, devono fare i conti con costi di gestione elevati, manutenzione, acqua, energia e personale. Per questo il dibattito sugli impianti non è solo sportivo: è anche sociale e ambientale. Rendere le strutture più efficienti significa favorire l’attività fisica senza appesantire il sistema.

Nel frattempo, la domanda resta forte in tutte le fasce d’età. Dalle scuole nuoto ai corsi per adulti, fino all’agonismo e ai gruppi master, il bacino di utenti è ampio e articolato. Milano, con il suo hinterland densamente abitato, potrebbe rappresentare un laboratorio importante per una politica sportiva più capillare, capace di unire salute, inclusione e presidio dei quartieri.

La crescita del nuoto, insomma, racconta una città che si muove, si allena e cerca spazi per vivere meglio anche nei mesi più caldi. Ma senza nuove strutture e senza un piano di lungo periodo, il rischio è che l’entusiasmo resti più veloce delle vasche disponibili.

Per approfondire: Repubblica Milano