Milano, in questa piena estate di martedì 18 agosto, ha un ritmo diverso: meno traffico in certe ore, più passi lenti, più finestre aperte e più tempo per guardare davvero la città. È in questo clima sospeso, tra chi resta e chi rientra dalle ferie, che si inserisce il lavoro di Lorenzo De Simone, fotografo che prova a restituire Milano attraverso un attraversamento urbano tanto semplice quanto ricco di significati: il tram 24.
Nel suo progetto, raccolto nel libro Il verso di Milano, l’autore mette in dialogo le immagini della città con i versi di alcuni grandi poeti del Novecento, da Fortini a Saba fino a Montale. Ne nasce un racconto in cui la metropoli non è solo sfondo, ma materia viva: case, binari, facciate, incroci, prospettive che cambiano a seconda della luce e dello sguardo di chi le percorre.
Il tram 24 è una linea che molti milanesi conoscono bene. Attraversa quartieri diversi e offre una specie di atlante in movimento: dal centro alla periferia, dalle strade più ordinate a quelle dove il tessuto urbano si fa più stratificato. In un periodo come questo, in cui la città si svuota e allo stesso tempo si apre ai visitatori, quel tragitto diventa anche un modo per osservare Milano senza fretta, con lo sguardo di chi sale a bordo non solo per spostarsi, ma per capire dove si trova.
La forza dell’idea sta proprio nell’accostamento tra fotografia e poesia. Le immagini fermano dettagli che spesso passano inosservati: una luce sul selciato, un portone, una corsa del tram che si riflette nei vetri, l’ombra di un palazzo nel pomeriggio. I versi, invece, allargano il campo e trasformano la città in esperienza interiore. Milano diventa così un luogo concreto e insieme simbolico, capace di parlare di memoria, solitudine, lavoro, desiderio di movimento e osservazione del quotidiano.
In fondo, è un modo di raccontare molto coerente con lo spirito della città. Milano tende a mostrarsi nella velocità, nei cantieri, nelle agende piene, ma d’estate sa anche rivelare un lato più narrativo e quasi contemplativo. Le serate all’aperto, i quartieri attraversati a piedi o sui mezzi, la presenza di chi resta per lavoro o per scelta: tutto contribuisce a far emergere dettagli che durante l’anno spesso si perdono. Un progetto come quello di De Simone intercetta proprio questa dimensione, invitando a rileggere la città con maggiore attenzione.
Il riferimento ai poeti del passato non è un semplice ornamento culturale. Serve piuttosto a costruire una geografia emotiva in cui Milano non è soltanto la città contemporanea dei servizi, delle connessioni e della mobilità, ma anche un luogo in cui il tempo si sedimenta. Le strade del tram 24 diventano allora una specie di filo rosso, un percorso che tiene insieme paesaggio urbano e linguaggio letterario.
Per chi resta in città in questi giorni di agosto, o per chi la attraversa da turista curioso, il libro offre uno spunto interessante: guardare Milano come si guarda un volto noto che, a distanza, rivela particolari nuovi. È un invito alla lentezza, ma anche alla partecipazione. Perché la città, spesso, si capisce davvero proprio quando la si percorre senza correre.
Per approfondire: fonte originale su Repubblica Milano.