In una Lombardia che da anni rivendica il proprio modello sanitario come uno dei più efficienti del Paese, il giudizio di Alessandra Kustermann riapre una discussione che a Milano conoscono bene anche i pazienti, soprattutto quelli che in questi mesi estivi si muovono tra visite rimandate, ambulatori ridotti e pronto soccorso sotto pressione.

L’ex primaria della Mangiagalli, figura storica della medicina milanese, legge con prudenza la posizione della regione nelle classifiche nazionali: un miglioramento rispetto a realtà più in difficoltà non basta, se il quadro complessivo mostra un sistema che non riesce più a distinguersi come un’eccellenza. Il punto, secondo questa impostazione, non è soltanto il risultato in sé, ma la direzione presa negli anni.

Nel suo ragionamento torna un tema ricorrente nel dibattito sanitario lombardo: il rapporto tra pubblico e privato. Quando il peso dell’offerta privata cresce, osservano da tempo molti operatori, il rischio è che la rete pubblica perda centralità proprio nel momento in cui servirebbe garantire accesso, continuità di cura e presa in carico dei casi più complessi. Una criticità che a Milano e nell’hinterland si percepisce soprattutto nei periodi di maggiore domanda, come l’estate, quando la città non si ferma davvero mai.

Per chi vive il capoluogo in questi giorni di caldo e weekend, la sanità entra nella quotidianità più di quanto sembri. C’è chi rinvia gli appuntamenti per le ferie, chi cerca alternative rapide per una visita specialistica, chi deve orientarsi tra strutture diverse senza sempre avere un quadro semplice e immediato dei tempi di attesa. È in questo passaggio che la qualità di un sistema si misura davvero, non solo nei grandi numeri ma nell’esperienza concreta dei cittadini.

Kustermann non attribuisce tutte le responsabilità all’assessorato più recente. Il suo è un giudizio che guarda più in profondità, alle scelte stratificate nel tempo e alla necessità di rimettere al centro la funzione pubblica della sanità. Una lettura che non assolve chi governa oggi, ma invita a non trasformare il problema in una polemica di giornata: per cambiare davvero, sottintende, serve una strategia più ampia e coerente.

Il tema tocca anche l’area metropolitana, dove la domanda sanitaria cresce insieme alla popolazione mobile di chi lavora a Milano e vive fuori città, tra spostamenti, rientri serali e tempi stretti. In estate, quando molti servizi rallentano e la routine si frammenta, la tenuta della rete territoriale diventa decisiva. È lì che si vede se il sistema regge o se si affida troppo all’iniziativa individuale di chi può permettersi di scegliere rapidamente il privato.

La discussione sulla sanità lombarda, insomma, non riguarda solo una classifica. Riguarda il modello che una regione come la Lombardia vuole difendere nel pieno di un cambiamento sociale e demografico evidente: una popolazione più anziana, bisogni più complessi, cittadini che chiedono risposte rapide e servizi accessibili senza distinzione di reddito o disponibilità economica. Per Milano, città che spesso anticipa le tensioni del resto del territorio, il dibattito è tutt’altro che teorico.

Per approfondire: la fonte originale su Repubblica Milano.