Si allarga il fronte delle collaborazioni nell’inchiesta milanese sulle curve di San Siro. Dopo Andrea Beretta, anche Marco Ferdico, per anni tra i volti più noti del tifo organizzato interista, avrebbe scelto di parlare con gli inquirenti e di mettere a disposizione elementi utili alle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Milano.

La notizia arriva in una giornata di inizio settimana in cui la città si muove tra il caldo di luglio, i ritmi più lenti di chi è già partito per le vacanze e la routine di chi resta in città. E proprio in questo contesto, l’ennesimo sviluppo giudiziario sul mondo delle curve riporta al centro un tema che a Milano continua a pesare: il rapporto tra tifo, controllo del territorio, interessi economici e presunte infiltrazioni criminali attorno allo stadio di San Siro.

La scelta di collaborare, se confermata nei suoi contorni processuali, rappresenta un passaggio delicato perché può incidere sulla lettura complessiva di un’indagine che da mesi sta scandagliando i meccanismi interni del tifo organizzato e i suoi legami con l’esterno. Per gli investigatori, infatti, il valore delle dichiarazioni di figure che hanno avuto ruoli di primo piano può risultare decisivo per ricostruire gerarchie, equilibri e possibili pressioni esercitate nel tempo.

Negli ultimi mesi, il caso ha già mostrato quanto la vicenda delle curve non riguardi soltanto gli striscioni, i cori o la passione da stadio. In gioco ci sono anche dinamiche più opache, che toccano la gestione degli accessi, i rapporti con i gruppi organizzati, la circolazione di denaro e la capacità di alcuni soggetti di ritagliarsi spazi di potere all’interno di un ecosistema molto chiuso. Per questo ogni nuova collaborazione assume un peso che va oltre il singolo nome.

A Milano, dove San Siro resta un simbolo sportivo e urbano, la vicenda continua a interrogare anche l’opinione pubblica. Molti tifosi vivono queste settimane con un senso di distanza crescente rispetto alle cronache giudiziarie, soprattutto in un’estate in cui la città alterna serate all’aperto, concerti, mobilità ridotta e quartieri più vuoti nelle ore centrali. Ma il nodo delle curve resta lì, e torna a emergere ogni volta che un testimone decide di rompere il silenzio.

Per la Dda, la collaborazione di un secondo ex vertice del tifo nerazzurro potrebbe offrire una prospettiva interna preziosa su episodi, contatti e relazioni che, secondo l’impianto accusatorio, avrebbero avuto un peso nell’organizzazione del tifo e nei suoi rapporti con ambienti criminali. Saranno ora gli atti e gli sviluppi successivi a chiarire quanto le dichiarazioni possano rafforzare il quadro investigativo.

In una città che in luglio si divide tra chi cerca refrigerio nei parchi, chi approfitta delle ore serali per vivere Milano all’aperto e chi invece resta al lavoro in vista delle ferie di agosto, la cronaca giudiziaria su San Siro ricorda che dietro l’immagine della grande arena sportiva si intrecciano ancora questioni irrisolte. E il fronte delle collaborazioni, da questo punto di vista, potrebbe non essere chiuso.

Per approfondire: Repubblica Milano