È un lunedì di piena estate, con Milano che si divide tra chi è già in movimento verso l’ufficio, chi cerca un po’ d’ombra nei parchi e chi, invece, continua a vivere la città con ritmi più lenti, quasi sospesi. In questo clima da rientro soft, arriva un nuovo episodio del romanzo a puntate firmato da Giovanni Biondillo, che porta il lettore dentro un mistero domestico e inquieto: il professor Gotti viene trovato morto in casa, e attorno alla sua figura si addensa il tema dello shibari, arte del legare che nel racconto assume un peso narrativo e simbolico.

La scelta di intrecciare un fatto di cronaca nera con un elemento apparentemente distante come lo shibari non è casuale. Nella scrittura di Biondillo, Milano non fa da semplice sfondo, ma diventa un ambiente vivo, capace di riflettere tensioni private e contraddizioni sociali. La casa, in questo caso, non è un rifugio ma il luogo in cui si concentrano domande, sospetti e relazioni opache. È un’impostazione che parla bene a una città dove la dimensione domestica, soprattutto d’estate, si fa più evidente: appartamenti chiusi per le ferie, vicinati silenziosi, quartieri che si svuotano e spazi interni che sembrano prendere il posto della strada.

Il riferimento allo shibari aggiunge un ulteriore livello di lettura. Nell’immaginario contemporaneo è una pratica che mescola estetica, disciplina, fiducia e controllo. In un racconto giallo, può diventare la chiave per interrogare rapporti di potere, desiderio e vulnerabilità. Non si tratta soltanto di un dettaglio sensazionalistico, ma di un elemento capace di orientare il tono della storia, spingendola oltre il semplice enigma investigativo. E proprio questa ambivalenza, tra eleganza formale e lato oscuro, rende il caso letterario interessante per il lettore milanese di oggi.

In estate, quando la città sembra rallentare ma non smette mai davvero di produrre storie, il formato del romanzo a puntate trova un suo spazio naturale. È una lettura che si consuma bene tra un tram affollato e una pausa in biblioteca, tra una serata all’aperto e il ritorno in casa dopo il caldo del pomeriggio. Anche per questo l’ambientazione urbana e il taglio seriale funzionano: accompagnano il ritmo frammentato delle giornate di luglio, fatte di spostamenti brevi, attenzione intermittente e voglia di intrattenimento intelligente.

Milano, del resto, è una città che ha sempre avuto un rapporto particolare con il giallo. Dai cortili ai condomìni, dagli studi professionali ai bar di quartiere, ogni spazio può trasformarsi in scena del delitto o in luogo di indagine. La morte del professor Gotti in casa richiama proprio questa tradizione: la superficie ordinata della città che, all’improvviso, lascia intravedere il disordine nascosto. Il romanzo sembra giocare su questo contrasto, portando il lettore a guardare con più attenzione dentro le pieghe della normalità.

Per chi resta a Milano in questi giorni di fine luglio, tra lavoro, partenze e serate più lunghe, un appuntamento narrativo come questo offre una forma diversa di cronaca: non quella dei fatti appena accaduti, ma quella delle emozioni, delle ombre e delle domande che abitano la vita urbana. E se il lunedì è spesso il giorno del ritorno alla realtà, un giallo ben costruito può trasformarlo nell’occasione giusta per attraversarla con più curiosità.

Per approfondire: Repubblica Milano