Non è solo il solito problema da centro città o da spiagge affollate: in Lombardia, con l’estate nel pieno e il weekend alle porte, la maleducazione di alcuni visitatori si sta facendo sentire anche in montagna. Bivacchi imbrattati, rifugi usati come se fossero spazi privati, rifiuti lasciati lungo i sentieri: segnali di un turismo che cerca la natura ma spesso non rispetta le regole minime della convivenza.
La Grignetta, una delle mete più frequentate dell’area lecchese, è solo il simbolo più evidente di un fenomeno che riguarda più vette e più vallate lombarde. L’attrazione per i panorami, le escursioni serali e le giornate di fresco dopo il caldo in città porta in quota migliaia di persone, ma non sempre chi sale è pronto a comportarsi con la stessa cura di chi quei luoghi li vive tutto l’anno.
Per i milanesi che in questi giorni lasciano l’asfalto bollente in cerca di un po’ d’aria buona, il richiamo della montagna è forte. È il classico esodo di agosto breve o lungo che sia, fatto di gite in giornata, uscite al tramonto e pernottamenti essenziali. Proprio per questo, l’inciviltà di pochi rischia di rovinare l’esperienza di molti e di lasciare un segno concreto su sentieri, bivacchi e aree di sosta.
Il problema non riguarda solo l’estetica del paesaggio. I rifiuti abbandonati attirano fauna selvatica, rendono più difficile la manutenzione dei percorsi e aumentano il lavoro di volontari e gestori. Le strutture pensate per offrire riparo e accoglienza, soprattutto quelle più isolate, finiscono così per trasformarsi in bersaglio di atti vandalici o in luoghi occupati senza rispetto delle regole comuni.
In una stagione in cui la montagna lombarda è sempre più cercata come alternativa sostenibile al turismo di massa, il tema diventa anche culturale. Camminare, salire, fermarsi a dormire in quota o fare una sosta lungo i sentieri dovrebbe significare accettare un patto semplice: portare via ciò che si porta su, non sporcare, non danneggiare, non trasformare uno spazio condiviso in una festa privata. Un principio elementare, ma ancora troppo spesso ignorato.
La richiesta che arriva da chi frequenta questi ambienti è la stessa da tempo: più educazione, più controlli dove servono e più senso di responsabilità. Non basta promuovere la montagna come esperienza autentica e accessibile se poi, alla prima ondata di presenze, si lascia che bivacchi e rifugi diventino teatro di comportamenti fuori luogo.
Il nodo è anche quello della pressione estiva su territori fragili, che non hanno la stessa capacità di assorbire grandi flussi di persone rispetto a una città. Un sentiero pulito o un rifugio integro non sono dettagli marginali: sono parte dell’attrattiva stessa della montagna lombarda. Eppure, proprio quando il clima invita a cercare quote più fresche, il rischio è che l’incuria di pochi metta in ombra il lavoro di tanti.
Per Milano e hinterland, dove il turismo di prossimità cresce e l’idea di una fuga in montagna è sempre più comune nei fine settimana d’estate, il messaggio è chiaro: la natura non è uno sfondo da consumare, ma un bene da condividere. Ed è su questo terreno che si misura la qualità di chi sceglie di salirci.
Per approfondire: Repubblica Milano