In un’estate che per molti milanesi significa fughe brevi fuori città, gite al lago e serate fresche lontano dal traffico, la cronaca riporta un bilancio che pesa come un monito. Da maggio, sulle rive dei laghi e lungo i corsi d’acqua lombardi, sono morte oltre venti persone mentre facevano il bagno o cercavano refrigerio nelle giornate più calde.
L’ultimo episodio arriva dal Lario, dove il corpo di un giovane di 21 anni è stato recuperato dopo un tuffo finito in tragedia. Una vicenda che riaccende l’attenzione su un tema noto ma spesso sottovalutato: l’acqua dolce, all’apparenza più accessibile e rassicurante del mare, può nascondere insidie particolari. Fondali che scendono all’improvviso, correnti non visibili e bruschi cambi di temperatura rendono pericoloso anche un tratto che sembra tranquillo.
Un pericolo spesso sottovalutato
Il richiamo degli specchi d’acqua lombardi è forte soprattutto in questa stagione. Con il caldo di agosto, molti scelgono di lasciare la città per raggiungere le sponde dei laghi, i fiumi dell’hinterland o le aree verdi dove trascorrere qualche ora all’aperto. Ma proprio nei giorni in cui cresce la voglia di refrigerio aumentano anche i rischi, specie per chi si avventura in zone non attrezzate o fuori dai punti sorvegliati.
Secondo gli operatori del soccorso, uno dei problemi principali è la falsa percezione di sicurezza. In acqua dolce si galleggia meno e si può andare in difficoltà più rapidamente, soprattutto se si entra in acqua dopo una lunga esposizione al sole, se si nuota da soli o se si sottovaluta la profondità del fondale. Anche i nuotatori esperti possono trovarsi in crisi in pochi istanti.
Il richiamo alla prudenza in piena estate
Per chi resta a Milano in questi giorni di metà agosto, tra chi lavora ancora e chi rientra da una breve vacanza, il lago rappresenta spesso la gita più semplice. È proprio per questo che il tema riguarda da vicino la città e il suo hinterland: i bacini lombardi sono mete frequentatissime, soprattutto nei fine settimana e nelle ore serali, quando il caldo si attenua e le località sul lago si riempiono di visitatori.
Le raccomandazioni restano quelle di sempre, ma in estate diventano decisive: evitare i tuffi nei punti non controllati, non bere alcol prima di entrare in acqua, non allontanarsi troppo dalla riva e prestare attenzione ai cartelli di divieto. Ancora più importante è non affidarsi all’idea che un’acqua calma sia automaticamente sicura. In realtà, proprio laghi e fiumi possono cambiare comportamento in modo improvviso.
In acqua dolce la galleggiabilità è più bassa e i fondali possono degradare senza preavviso: è questo uno dei motivi per cui ogni estate si ripetono tragedie evitabili.
Un bilancio che interroga tutti
La successione di incidenti registrata da maggio a oggi racconta una criticità che non riguarda soltanto le località più note, ma anche tratti meno frequentati dell’Adda, dell’Oglio, del Ticino e dei numerosi laghetti del territorio lombardo. Spesso basta una disattenzione, un salto in un punto sconosciuto o un malore per trasformare una giornata di svago in un’emergenza.
In una fase dell’anno in cui Milano vive tra partenze, ritorni e serate all’aperto, la prudenza in acqua dovrebbe far parte delle abitudini estive tanto quanto la protezione dal sole o l’attenzione al caldo. Perché la voglia di refrigerio, soprattutto quando il termometro sale, non faccia dimenticare che laghi e fiumi non sono piscine e richiedono sempre rispetto.
Per approfondire: Repubblica Milano