In Lombardia si apre una nuova fase di mobilità per i dirigenti scolastici, con un quadro che preoccupa per gli effetti sull’organizzazione degli istituti. Il tema, in piena estate e a scuole chiuse, pesa già ora sulle comunità scolastiche di Milano e dell’hinterland, dove la continuità della guida è un elemento decisivo per affrontare settembre con maggiore stabilità.

Secondo quanto emerso, i trasferimenti riguardano complessivamente 60 presidi e segnano un flusso consistente verso il Mezzogiorno. Una parte rilevante rientra nelle regioni di origine, con destinazioni soprattutto in Sicilia, Puglia e Calabria. Per i rappresentanti sindacali, il fenomeno è legato anche alle procedure di assunzione che hanno attinto a graduatorie fuori regione, modificando gli equilibri della dirigenza scolastica in Lombardia.

Il punto più delicato, tuttavia, non è solo il numero delle partenze. A destare attenzione è il possibile aumento delle reggenze, cioè degli incarichi affidati a un dirigente già responsabile di un altro istituto. Per molte scuole significa avere meno continuità gestionale, più complessità amministrative e tempi più stretti per seguire progetti, personale e rapporti con le famiglie.

Per Milano e provincia, dove il sistema scolastico è grande e articolato, anche piccoli cambiamenti ai vertici possono avere ricadute concrete. Le reggenze tendono a pesare soprattutto negli istituti più complessi, dove oltre alla didattica vanno coordinati servizi, manutenzioni, inclusione, rapporti con il territorio e sicurezza. In un periodo in cui molti dirigenti sono già impegnati a programmare l’avvio dell’anno scolastico, la prospettiva di ulteriori scoperture non aiuta.

La questione si inserisce in un quadro più ampio, che riguarda non solo la Lombardia ma l’intero Paese. La mobilità dei dirigenti è uno dei nodi ricorrenti del sistema scolastico italiano: da un lato c’è il diritto a rientrare nei territori di origine o a spostarsi dove si è ottenuto un incarico stabile, dall’altro c’è la necessità di garantire equilibrio tra regioni che perdono figure esperte e territori che ne beneficiano temporaneamente.

Nel caso lombardo, il rischio indicato dagli addetti ai lavori è quello di un effetto domino. Ogni trasferimento può aprire un vuoto, che a cascata richiede nuove soluzioni organizzative. Quando le scuole restano senza guida piena, anche la programmazione di fine estate può rallentare: dall’assegnazione delle cattedre ai rapporti con gli enti locali, fino alla gestione di eventuali lavori o adeguamenti in vista del rientro degli studenti.

Per molte famiglie milanesi, il tema resta lontano solo in apparenza. La qualità dell’organizzazione scolastica si avverte nella vita quotidiana: orari, comunicazioni, progetti, sostegno agli alunni, gestione delle criticità. E proprio in luglio, mentre la città vive tra weekend all’aperto, gite fuori porta e serate nei quartieri più vivaci, la scuola prepara in silenzio il ritorno di settembre.

Per approfondire: Repubblica Milano, cronaca del 19 luglio 2026.