Milano, nell’immaginario di oggi, è la città del lavoro, delle mobilità rapide, dei quartieri che cambiano volto e di una società che si misura ancora con il tema dei diritti. Non è un caso, allora, che la figura di Anna Kuliscioff continui a parlare al presente con una forza rara. Socialista, medica, intellettuale e militante, Kuliscioff attraversò una stagione decisiva della storia milanese e seppe leggere prima di altri le trasformazioni sociali della città.

La sua storia si intreccia con quella di una Milano che stava diventando metropoli industriale, attraversata da nuove povertà, da un ceto operaio in crescita e da una borghesia che, pur tra contraddizioni e resistenze, cominciava a confrontarsi con le domande della modernità. In questo contesto Kuliscioff si impose non solo come figura politica, ma anche come medico attento alle condizioni di vita delle persone più fragili. Per molti fu davvero la “dottora dei poveri”.

Il suo profilo resta singolare proprio perché univa competenza, militanza e capacità di incidere nel dibattito pubblico. A Milano riuscì a entrare in contatto con ambienti diversi, parlando sia alla classe lavoratrice sia a settori della società più istruita e aperta al cambiamento. Questa doppia sponda contribuì a renderla una delle protagoniste della vita cittadina tra fine Ottocento e inizio Novecento.

La sua relazione con Filippo Turati la collocò al centro del socialismo riformista italiano, ma ridurre Kuliscioff al ruolo di compagna politica significherebbe sminuirne la statura. Fu infatti una donna capace di costruire una propria autonoma autorevolezza, sostenendo con convinzione il diritto delle donne all’istruzione, al lavoro e alla partecipazione civile. In un’epoca in cui la voce femminile era spesso relegata ai margini, lei riuscì a farsi ascoltare.

Il suo impegno si colse in modo drammatico anche nei momenti di maggiore tensione sociale. Quando Milano fu attraversata dalla repressione e dalla violenza contro la folla, la frattura tra potere e cittadini divenne evidente. Kuliscioff interpretò quel passaggio come il segno di una città che non poteva più essere governata ignorando le esigenze di chi lavorava, curava, produceva e viveva nei quartieri popolari.

Oggi, in una giornata estiva di fine agosto in cui molti milanesi si muovono tra città semi-deserta, musei aperti, passeggiate nei parchi e rientri graduali dalle vacanze, la figura di Kuliscioff offre uno sguardo utile anche sul presente. La sua lezione parla di welfare, di inclusione, di salute come questione sociale e non solo individuale. Temi che restano attuali in una metropoli che continua a crescere e a interrogarsi sulle disuguaglianze.

Rileggere Anna Kuliscioff significa anche ricordare quanto Milano sia stata laboratorio di idee prima ancora che vetrina economica. La sua vicenda racconta una città capace di produrre conflitto, innovazione e partecipazione. E ricorda che i diritti non arrivano per inerzia: si costruiscono con studio, tenacia e presenza nello spazio pubblico.

Per approfondire: Repubblica Milano