Era un progetto coltivato a lungo, quasi come una promessa fatta a sé stesso per staccare dopo mesi intensi di lavoro. È il ricordo che emerge dalle parole di Alessandro Mercuri, collega e amico di Paolo Gianturco, il manager milanese morto nell’incidente aereo in Perù. Un ritratto personale, ma anche il racconto di una quotidianità fatta di ritmi serrati, responsabilità e, ogni tanto, del desiderio di prendersi una pausa lontano dalla città.

In questo lunedì di piena estate, con Milano che vive tra uffici semivuoti, partenze, rientri graduali e serate all’aperto, la vicenda colpisce per la sua dimensione umana prima ancora che professionale. Mercuri ha ricordato un uomo capace di coinvolgere gli altri, energico, sempre pronto a trascinare il gruppo con entusiasmo. Un profilo che, nel mondo del lavoro milanese, richiama la figura di quei manager che non si limitano alla carriera, ma costruiscono relazioni, fiducia e spirito di squadra.

Secondo il racconto dell’amico, il viaggio in Perù non era un impulso dell’ultimo minuto. Era un sogno rimandato e ripensato più volte, un obiettivo che Paolo coltivava da oltre un anno. La partenza, arrivata in un periodo in cui molti milanesi scelgono di rallentare o di lasciare la città per qualche giorno, rappresentava per lui una parentesi attesa a lungo: un’occasione per recuperare energie e allontanarsi dai ritmi di un’agenda piena.

Mercuri ha anche richiamato l’ultima conversazione avuta con il collega, poco prima della partenza. Un saluto semplice, quasi ordinario, in cui i due si sarebbero detti di fermarsi, riposare e rimettere insieme le forze. È il dettaglio che rende questa storia particolarmente vicina alla sensibilità di chi vive Milano: l’idea che dietro le giornate scandite da riunioni, traffico, lavoro e spostamenti ci siano sempre persone con aspettative, affetti e progetti personali.

La notizia arriva proprio mentre la città entra nella settimana di agosto con il consueto doppio movimento di chi parte e di chi resta. Nei quartieri più centrali, come nelle aree di passaggio verso aeroporti e stazioni, si avverte il clima tipico di questi giorni: meno frenesia, più spazi aperti, ma anche una maggiore attenzione a ciò che accade fuori dai confini urbani, dove molti milanesi si muovono per vacanze o brevi soggiorni.

In questo contesto, il ricordo di Gianturco restituisce il lato più fragile e privato di una figura pubblica del mondo aziendale. Non solo il dirigente, ma l’uomo che aveva scelto di concedersi un viaggio sognato a lungo. Un gesto comune, quasi familiare, che rende ancora più forte l’impatto della tragedia.

Per approfondire: la ricostruzione e gli aggiornamenti pubblicati da Repubblica Milano sulla vicenda sono disponibili sul sito della testata d’origine.