In un venerdì di fine estate che a Milano sa già di rientro pieno, con l’agenda che corre tra scuole, uffici e primi impegni autunnali, il confronto in Regione Lombardia torna a mostrare tutte le tensioni della maggioranza. Al Pirellone è passata la risoluzione sull’autonomia differenziata, ma il voto non ha chiuso la partita politica: anzi, ha messo in evidenza il duello sempre più visibile tra Lega e Fratelli d’Italia.

Il tema non è solo istituzionale. In Lombardia l’autonomia è uno dei dossier più identitari per il centrodestra, soprattutto perché intreccia sanità, trasporti, scuola e organizzazione dei servizi pubblici. È proprio su questo terreno che si misura la tenuta della coalizione, in un momento in cui il clima politico regionale appare tutt’altro che disteso.

Secondo il quadro emerso in aula, il voto sulle pre-intese ha assunto anche il valore di una resa dei conti interna, con il capitolo più delicato legato alle nomine sanitarie. La sanità lombarda resta infatti il punto più sensibile del sistema regionale: è il settore in cui si concentrano le aspettative dei cittadini, ma anche le pressioni dei partiti che vogliono contare nelle scelte strategiche. Non stupisce, quindi, che ogni passaggio sull’autonomia finisca per riflettersi anche sugli equilibri della rete ospedaliera e territoriale.

Il nodo politico è chiaro: la Lega continua a rivendicare l’autonomia come una battaglia fondativa, mentre Fratelli d’Italia sembra voler marcare una distanza più prudente, almeno sul metodo e sui tempi. In aula questo si traduce in una maggioranza compatta solo in apparenza, mentre sotto la superficie resta aperto il tema di chi guidi davvero l’indirizzo della Regione nei prossimi mesi.

A rendere ancora più tesa la giornata c’è la posizione del presidente Attilio Fontana, che avrebbe evocato anche l’ipotesi delle dimissioni pur di sbloccare una situazione di stallo. Un segnale forte, che fotografa bene il livello di frizione raggiunto: quando il confronto politico si irrigidisce, il rischio è che il lavoro amministrativo rallenti proprio nel momento in cui servirebbe continuità, soprattutto su sanità e gestione dei servizi.

Per i milanesi e per chi ogni giorno si muove nell’hinterland, queste battaglie di Palazzo non restano lontane. L’autonomia, infatti, tocca questioni molto concrete: tempi di accesso alle cure, organizzazione del trasporto pubblico, coordinamento tra città e provincia, capacità di risposta delle strutture nei mesi più complessi dell’anno, quelli del ritorno alla routine e dell’aumento delle richieste sui servizi.

Con il weekend alle porte, il messaggio che arriva dal Pirellone è che la partita politica lombarda non si è affatto chiusa. La risoluzione è passata, ma la maggioranza esce dall’aula con più domande che certezze. E se l’autunno di Milano è tradizionalmente la stagione delle ripartenze, in Regione sembra piuttosto il momento dei conti interni e delle prove di forza.

Per approfondire: Repubblica Milano