A venticinque anni dal G8 di Genova, il nome di Vittorio Agnoletto torna al centro del dibattito milanese non per nostalgia, ma per la lettura che offre di una stagione politica ancora capace di lasciare tracce nel presente. Medico, volto storico del movimento no global ed ex portavoce del Genoa Social Forum, Agnoletto ha raccolto in un libro il racconto di quei giorni e delle domande che si sono portati dietro fino a oggi.

Il suo sguardo parte da Milano, città che in quell’inizio di secolo fu uno dei luoghi in cui si costruirono reti, assemblee e sensibilità nuove attorno ai temi della globalizzazione, del lavoro, dell’ambiente e dei diritti. È una memoria che oggi riemerge in un contesto molto diverso, segnato dal caldo estivo, dai ritmi più lenti di metà luglio e da un paese che alterna vacanze, rientri parziali e discussioni politiche spesso dominate da referendum, riforme e partecipazione al voto.

Secondo Agnoletto, quella generazione non si è esaurita nelle piazze di allora. Alcuni dei temi messi al centro dal movimento hanno continuato a circolare, trasformandosi e influenzando il dibattito pubblico. In particolare, il medico milanese vede un collegamento tra quelle sensibilità e il recente voto sulla riforma della giustizia, dove avrebbe pesato anche una cultura politica maturata proprio in quegli anni: più attenta ai limiti del potere, ai diritti individuali, alla qualità della democrazia e alla richiesta di strumenti concreti di partecipazione.

Non si tratta, naturalmente, di sovrapporre stagioni diverse. Il 2001 appartiene a una fase storica segnata da mobilitazioni globali, conflitti sociali e una forte spinta ideale; il 2026 è attraversato da problemi differenti, dalla pressione economica sulle famiglie al costo della vita, dalla gestione degli spazi urbani nei mesi più caldi alla ricerca di modelli più sostenibili per muoversi e vivere Milano. Eppure il richiamo al G8 resta utile proprio perché parla di una città e di un Paese che continuano a interrogarsi su rappresentanza, sicurezza, diritti e futuro.

Nel racconto di Agnoletto c’è anche una riflessione che riguarda il presente milanese. In una stagione in cui molti partono per qualche giorno fuori città e chi resta cerca spazi pubblici più vivibili, dal verde ai quartieri periferici, torna attuale il tema di una partecipazione diffusa, capace di unire sociale e ambiente, cittadinanza e servizi. Le idee nate nei movimenti di allora, nel tempo, si sono disperse in percorsi diversi, ma non sono scomparse: oggi riemergono nei comitati, nelle campagne civiche, nelle battaglie per la sostenibilità e nella richiesta di una politica meno distante.

È anche per questo che il libro di Agnoletto non parla solo agli ex militanti. Parla a chi oggi si muove in una Milano estiva fatta di lavoro, traffico più leggero, serate all’aperto e attenzione crescente alla qualità della vita. E parla soprattutto a chi, a ogni tornata elettorale, si chiede se il voto serva davvero a incidere. La risposta del medico milanese è che sì, le idee contano, e spesso contano più a lungo dei singoli appuntamenti politici.

In questo senso, il venticinquesimo anniversario del G8 non è solo una ricorrenza. È un’occasione per rileggere una stagione che ha lasciato un’eredità politica e culturale ancora visibile, anche nel modo in cui Milano e il suo hinterland affrontano le grandi domande del presente: lavoro, giustizia, diritti, spazi comuni e partecipazione.

Per approfondire: Repubblica Milano, intervista a Vittorio Agnoletto.