A sei mesi dall’entrata in vigore del divieto, Milano fa i conti con una misura che ha cambiato il volto di molti ingressi condominiali: le keybox, le cassette per le chiavi usate negli affitti brevi, sono state progressivamente rimosse in città. Il bilancio dei primi mesi mostra un’applicazione diffusa del provvedimento, ma anche un dato che fa discutere: le sanzioni emesse restano poche rispetto ai dispositivi tolti.
In una città che ad agosto vive tra partenze, arrivi turistici e appartamenti che si svuotano e si riempiono rapidamente, il tema degli affitti brevi resta uno dei più sensibili. Per chi abita in centro come in periferia, la presenza di keybox appese a cancelli, portoni e ringhiere era diventata negli ultimi anni un simbolo visibile della trasformazione dell’offerta abitativa. Il divieto introdotto all’inizio dell’anno ha provato a riportare ordine in uno spazio urbano spesso percepito come troppo esposto alla pressione turistica.
La rimozione di 828 cassettine tra gennaio e giugno racconta una strategia di controllo capillare, fatta di sopralluoghi, verifiche e interventi mirati nei condomìni e nelle vie più frequentate. Allo stesso tempo, il numero contenuto di multe indica che l’azione amministrativa si è concentrata soprattutto sulla rimozione materiale delle keybox, più che sulla sanzione economica. Un approccio che può essere letto come pragmatico, ma che alimenta anche il dibattito sull’efficacia reale delle regole quando non sono accompagnate da un sistema di controlli continuativi.
Il problema, in fondo, non riguarda solo l’oggetto in sé. La keybox è diventata negli anni il segno più immediato di un modello di ospitalità automatizzata, utile per chi affitta ma spesso mal tollerato da chi vive nello stesso stabile. Nelle zone più centrali, ma anche in quartieri dove la domanda turistica si è allargata, molti residenti hanno segnalato disordine negli spazi comuni, accessi frequenti e una percezione di minor tutela del vivere condominiale. Per questo il divieto ha assunto anche un valore simbolico: ristabilire una distinzione più netta tra uso residenziale e attività ricettiva.
Nel pieno dell’estate milanese, quando la città alterna settimane più tranquille a serate affollate e flussi di visitatori legati a cultura, lavoro e tempo libero, la questione resta tutt’altro che marginale. Gli affitti brevi rappresentano infatti una risposta comoda per chi arriva per pochi giorni, ma incidono anche sulla disponibilità di case per chi cerca soluzioni di lungo periodo. È un equilibrio delicato, che tocca il mercato immobiliare, la qualità della vita e la convivenza nei palazzi.
Per Milano, il punto non è soltanto far rispettare un divieto già in vigore, ma capire se questo basti a ridurre gli effetti più controversi della crescita degli affitti brevi. Le prossime settimane diranno se la linea di controllo resterà centrata sulle rimozioni oppure se, con il passare dei mesi, le sanzioni diventeranno uno strumento più frequente. Intanto, la città continua a confrontarsi con una domanda abitativa alta e con un turismo che, anche in agosto, non si ferma del tutto.
Per approfondire: Repubblica Milano