È una mattina di fine agosto segnata dal dolore all’aeroporto di Malpensa, dove oggi è previsto l’arrivo delle salme delle sette vittime lombarde della tragedia aerea avvenuta in Perù. Un passaggio atteso dalle famiglie e da quanti, tra Milano e hinterland, in questi giorni di estate ancora sospesa tra vacanze e rientri, seguono con partecipazione una vicenda che ha colpito profondamente il territorio.

La restituzione dei corpi rappresenta uno dei momenti più delicati dopo l’incidente, perché consente ai parenti di riportare a casa i propri cari e di iniziare il percorso dei funerali e dell’ultimo saluto. Un dolore composto, che in provincia di Monza e in Brianza si intreccia con una comunità colpita da una perdita improvvisa e difficile da accettare.

Tra le testimonianze che in queste ore riportano i tratti più umani di chi non c’è più, emerge il ricordo di Cristina, descritta da un’amica come una persona “carismatica e caparbia”. Parole semplici, ma capaci di restituire il profilo di una donna ricordata per l’energia, il carattere e la capacità di farsi voler bene da chi le stava accanto. È proprio attraverso questi racconti, spesso affidati a pochi tratti essenziali, che la cronaca smette per un momento di essere solo notizia e diventa memoria condivisa.

In queste giornate di agosto, mentre Milano vive il ritmo più lento dell’estate e molti quartieri si svuotano per le ferie, la notizia del rientro delle salme richiama l’attenzione anche su una dimensione molto concreta: quella delle famiglie che devono affrontare, a distanza di migliaia di chilometri, una tragedia improvvisa. Per chi resta in città, la vicenda attraversa l’umore di una settimana che per molti dovrebbe essere fatta di spostamenti leggeri, serate all’aperto e rientri graduali, ma che invece si apre con il segno del lutto.

Per sabato sono in programma i funerali. A Monza si terranno le cerimonie per i Gianturco, mentre a Seregno sarà il momento dell’addio agli Angelucci. Due appuntamenti distinti, ma accomunati dallo stesso bisogno di raccoglimento, in un territorio che in queste ore si stringe attorno ai familiari delle vittime e alle comunità colpite dalla tragedia.

Il rientro a Malpensa, in questo senso, è il primo passaggio di un percorso che porterà poi all’ultimo saluto nelle città d’origine. Un itinerario doloroso, seguito con partecipazione anche da molti milanesi che usano l’aeroporto come porta d’ingresso e di uscita quotidiana, e che in una giornata come questa percepiscono ancora di più la fragilità di quei viaggi che normalmente scorrono silenziosi e ordinari.

Per approfondire: Repubblica Milano