Milano perde una figura che ha attraversato decenni di cultura cittadina con discrezione, tenacia e visione. È morta Annamaria Gandini, storica fondatrice e guida della Milano Libri, libreria che per anni ha rappresentato molto più di un luogo dove acquistare volumi: era un presidio di incontri, idee e abitudini milanesi, soprattutto in un centro città che cambiava volto e ritmo insieme ai suoi abitanti.
Gandini aveva 93 anni. Il suo nome è legato a un modo di intendere il mestiere del libraio che oggi appare quasi artigianale: conoscere i lettori, orientare le scelte, costruire fiducia libro dopo libro. Secondo il ricordo riportato dalla stampa cittadina, fu tra le primissime, se non la prima, libraie d’Italia a intraprendere questa professione a 29 anni, in un’epoca in cui per una donna entrare da protagonista nel mondo dell’editoria era tutt’altro che scontato.
La Milano Libri ha avuto per lungo tempo un ruolo speciale nel panorama culturale milanese. Non era soltanto una vetrina di titoli, ma un punto di passaggio per autori, lettori, editori e curiosi. In una città che oggi, in piena estate, vive tra uffici più vuoti, turisti, serate all’aperto e quartieri che alternano silenzio e movimento, la memoria di luoghi come questo riporta al valore dei presìdi culturali di prossimità: spazi che fanno comunità anche quando intorno tutto sembra correre più veloce.
La vicenda personale e professionale di Gandini si intreccia inoltre con quella della casa editrice omonima, avventura che suo marito Giovanni contribuì a far partire. Un legame familiare e imprenditoriale che racconta bene una stagione dell’editoria milanese fatta di intuizione, lavoro quotidiano e capacità di guardare oltre il semplice commercio. In una città come Milano, dove cultura e impresa si sono spesso incontrate, quella storia resta significativa anche oggi.
La notizia della scomparsa arriva in un periodo dell’anno in cui la città, specialmente il giovedì sera e nei fine settimana estivi, si popola di chi resta e di chi arriva per qualche giorno. Tra eventi, passeggiate nei quartieri e letture all’ombra o nelle ore più fresche, Milano continua a cercare luoghi in cui riconoscersi. Ed è anche per questo che figure come Annamaria Gandini vengono ricordate non solo come protagoniste di un settore, ma come interpreti di un modo di vivere la città.
Il suo profilo parla a generazioni diverse: a chi ha frequentato le librerie storiche quando erano luoghi di orientamento culturale e a chi oggi le riscopre come rifugi urbani contro la fretta e l’omologazione. Nelle prossime settimane, il ricordo di Gandini sarà con ogni probabilità affidato anche alla memoria di chi ha varcato la soglia della Milano Libri e ne conserva un frammento personale: un consiglio ricevuto, un libro trovato, una conversazione rimasta impressa.
Per approfondire: Repubblica Milano