Milano saluta Ebe Colombo Pampari, morta a 108 anni, una figura che in città è rimasta impressa non solo per la sua lunga vita, ma anche per un gesto simbolico che molti ricordano ancora con chiarezza: essere stata la prima anziana milanese a vaccinarsi contro il Covid.
Era il 2021 quando, all’ospedale di Baggio, aveva raccontato con semplicità e decisione di voler ricevere subito il vaccino non appena le era stata data la possibilità. Una frase che, in quel momento, aveva restituito il senso di fiducia, prudenza e speranza che tanti milanesi cercavano dopo i mesi più duri della pandemia.
La sua storia, oggi che Ferragosto porta con sé giornate lente, quartieri più vuoti e un clima quasi sospeso tra vacanze e rientri, torna a parlare alla città con una forza particolare. Milano d’estate si muove tra terrazze, sere all’aperto, iniziative nei parchi e un ritmo più leggero, ma anche in questi giorni non mancano i pensieri dedicati a chi ha attraversato quasi un secolo di cambiamenti e ha visto trasformarsi la città in ogni sua stagione.
Ebe Colombo apparteneva a quella generazione capace di attraversare guerre, rinascite, boom economico, mutamenti sociali e, in età avanzata, anche una pandemia che ha chiesto a tutti un nuovo senso di responsabilità. Il suo nome era diventato noto proprio perché aveva incarnato, in modo naturale, l’idea di una cittadinanza attenta e partecipe: non un simbolo costruito, ma una presenza concreta, riconoscibile, rassicurante.
Nel ricordo di molti, quella immagine resta legata al primo anno della campagna vaccinale, quando la città cercava di rialzarsi e di ripartire. Milano, che in quel periodo aveva vissuto in prima linea le conseguenze dell’emergenza sanitaria, aveva trovato in storie come la sua un segno di incoraggiamento. Una donna anziana che non esitava, che rispondeva con un semplice “vengo subito” e che si prestava a rappresentare un passaggio importante per tutta la comunità.
Oggi la notizia della sua morte riporta l’attenzione su un percorso di vita lungo e pieno, fatto di abitudini, memorie familiari e una presenza capace di attraversare il tempo. In una città come Milano, dove il presente corre veloce e ogni stagione sembra sovrapporsi alla successiva, figure così diventano punti fermi: ricordano il valore della continuità, dell’esperienza e della capacità di affrontare il cambiamento senza perdere lucidità.
Nel fine settimana di metà agosto, mentre molti milanesi sono in viaggio o approfittano del caldo per cercare riparo nei parchi e nei cortili più freschi, la vicenda di Ebe Colombo offre anche un momento di riflessione collettiva. Non solo sul periodo del Covid, ma su cosa significhi invecchiare in una grande città e lasciare un segno attraverso un gesto semplice, compiuto al momento giusto.
Per approfondire: Repubblica Milano