Voglia di riaperture…ma anche di violenza: cosa sta accadendo nelle notti milanesi?

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Notizie Milano – Bianchi di gioia e rossi di rabbia. Il covid allenta la morsa sulla Lombardia e su Milano e la zona bianca, con la fine del coprifuoco, è ormai a un passo. Ma alla gioia per la riapertura, che fa tirare un sospiro di sollievo a baristi e ristoratori, si affianca un fenomeno imprevedibile, o forse no. La movida meneghina, che lentamente sta tornando a pieno regime, è violenta e insofferente come non mai. Risse, locali devastati, spaccio di droga e guerre tra gang e più in generale una sensazione di diffusa insofferenza che sfocia troppo spesso in violenza gratuita quanto feroce e improvvisa.

Cresce la violenza a Milano

Gruppi di ragazzi che dalla periferia e dall’hinterland si spostano in massa nelle vie del centro. Per rapinare o aggredire senza motivo vittime scelte a caso. Come la gang che per settimane ha tenuto sotto scacco l’Arco della Pace, che arrivava da Bonola e si vantava delle sue prodezze nei social marchiando i profili col cap 20151.

Ma anche la crescente ondata di violenze nella zona di corso di Porta Ticinese, alle Colonne di San Lorenzo. Pieno centro e centrale di spaccio e consumo di droga, diventata terra di nessuno con accoltellamenti, l’ultimo il 6 giugno, ma anche scene classiche da zona ultra-degradata: spacciatori che aizzano i cani ai carabinieri, costretti a sparare in aria, volanti della polizia prese a sassi e bottigliate.

Poi i video delle maxi risse, l’ultima in piazza dei Mercati, che ha coinvolto anche decine di minorenni. Il tutto in spregio a qualsiasi regola anti-covid, a iniziare dagli orari del coprifuoco, con migliaia di ragazzi in giro, pochi controlli spesso finiti malissimo.

Covid e movida

E, mentre le forze dell’ordine si organizzano pensando di mettere presidi fissi nelle piazze a rischio, gli esperti si interrogano sui motivi che abbia causato questa ondata di violenza. Colpa del Covid e del lockdown, di regole che i più giovani hanno sopportato con fatica troppo a lungo per poi esplodere? Colpa di un’istruzione che non ha retto alla didattica a distanza, facendo schizzare i numeri dell’abbandono e recidendo l’ultimo pezzo di cordone ombelicale che collegava i ragazzi difficili a una sorta di normalità? Difficile dare una risposta.

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Di sicuro la pandemia ha picchiato duro tra i più giovani, che magari non sono finiti in ospedale o in terapia intensiva come i loro padri o nonni, ma hanno vissuto, soprattutto nel primo lockdown del 2020, un isolamento lungo e surreale. Molti si sono trovati completamente isolati, costretti in situazioni familiari e abitative da cui non potevano più fuggire. Un disagio dimostrato dai numeri dei tentati suicidi tra adolescenti: in crescita tra i ragazzi del 30%, con il 90% dei casi tra i 12 e i 18 anni.

Milano come Parigi

Ma il Covid è stato anche il doping di un malessere profondo, che in una città complessa come Milano, con le sue periferie e il suo hinterland sempre più simili alle banlieue parigine. Ricchezza e ghetti, per lo più di immigrati di seconda o terza generazione ma non per questo più integrati, che convivono a pochi isolati di distanza, in una continua contraddizione che è la benzina che alimenta l’incendio sociale.

A questo si deve aggiungere la slavina che ha travolto la classe dei medio-piccoli imprenditori, soprattutto nel circuito dei bar e dei ristoranti, e con loro tutto l’indotto formato spesso proprio da quelle gioventù borderline che si è trovata di colpo senza niente, soldi, progetti, futuro. Dalla disperazione alla violenza il passo è breve, soprattutto se c’è la spinta di un mercato come quello della droga che invece non ha mai conosciuto crisi o chiusure e anzi, come sempre, è fiorito mentre il resto del mondo marciva travolto da un’emergenza senza eguali.

Le soluzioni

Violenza, spaccio, delinquenza, ghetti. Difficile trovare soluzioni, ma impossibile e sbagliato ignorare un problema che è sintomo di qualcosa di molto più grande. Di sicuro bisogna intervenire per riallacciare la città, agire nelle aree di disagio vero, smontare i ghetti e offrire vere alternative alla delinquenza a una generazione di ragazzi che non studia, non lavora, non ha più sogni e aspirazioni. Bisognerà poi fare i conti con i danni profondi che la pandemia ha fatto nelle teste e nei cuori di una classe di età, che per le statistiche è la meno colpita ma che forse, per questi drammatici mesi, finirà per pagare il prezzo maggiore.