Home Società La storia delle bollicine Franciacorta, le più amate negli aperitivi milanesi

La storia delle bollicine Franciacorta, le più amate negli aperitivi milanesi

Uno dei momenti più amati dalle persone in giro per l’Italia è sicuramente quello dell’aperitivo. Uscire per andare a bere qualcosa (che sia alcolica o analcolica) in buona compagnia è un momento di relax e piacere, che va oltre il semplice consumare una bevanda. La Capitale dell’aperitivo è sicuramente Milano: la famosa città della moda è da sempre il centro del benessere ed è qui che per la prima volta si è diffusa l’arte dell’aperitivo. Chiaramente l’usanza si è poi diffusa in tutta Italia, lanciando una moda che risulta impossibile farne a meno.

Ogni aperitivi è diverso in ogni zona d’Italia. Se prendiamo come riferimento la città di Milano, sono in molte le persone che preferiscono passare del tempo degustando un buon Franciacorta, che sia spumante oppure vino. Le bollicine prodotte nella grande zona bresciana sono desiderate da tutti gli appassionati, desiderosi di acquistare Ca’ del Bosco al miglior prezzo, una delle produzioni più amate.

Qual è la storia dei prodotti Franciacorta

Se durante un aperitivo a Milano dici la parola “bollicine” tutti ti risponderanno con un solo termine “Franciacorta”. Sì, perché non parliamo di bollicine qualsiasi, ma une delle più importanti in Italia. Si tratta di una zona collinare a Brescia, nei pressi della zona meridionale del Lago d’Iseo, una zona chiamata “Franzacurta”.

Al giorno d’oggi questo vasto territori prevede 19 comuni nella quale si producono le migliori marche di vini e spumanti. Ma come nasce il nome Franciacorta? Secondo alcuni studi il nome della nota località deriva dal latino francae curtes, cioè zone che non pagavano i dazi in cambio di lavori agricoli da parte dei monaci.

Proprio i monaci saranno fondamentali per la coltivazione delle vite in questo territorio, specialmente dopo l’epoca romana in cui la zona era già una delle più importanti per il commercio del vino.

Dal vino fermo allo spumante

Ovviamente la produzione dei vini e spumanti Franciacorta non è sempre stata come la intendiamo oggi. Infatti per moltissimi anni nella zona si è sempre prodotto un vino fermo: per chi masticasse poco l’arte dei vini, intendiamo fermo un vino senza anidride carbonica, in sostanza senza bollicine che lo rendono frizzante. Il vino fermo può essere sia rosso sia bianco. In particolare nella zona di Franciacorta era destinato ad un uso locale. Cosa che cambierà negli anni ’50 del 1900, quando ci sarà una vera e propria rivoluzione nella zona. Da quel momento in poi ci sarà forte processo di spumantizzazione in vasca o in bottiglia, anche se dal 1993 la fermentazione in bottiglia risulta ormai obbligatoria.

Basta poco è la Franciacorta esplode di popolarità, diventa una zona molto desiderata dagli imprenditori che iniziano a investire sul territorio, andando a migliorare le tecniche di viticultura e spumantistica. Questo sarà la vera fortuna della zona collinare bresciana che, il 5 marzo 1990, vedrà la nascita del Consorzio volontario per la tutela dei vini Franciacorta, fondamentale per proteggere il territorio e il suo vino, così come nel 1995 venne istituito la DOCG Franciacorta.

Dal Pinot di Franciacorta allo Chardonnay

Negli anni ’60, precisamente 1967, ci fu il riconoscimento della DOC Pinot di Franciacorta. Parliamo di un vitigno molto particolare e considerato la produzione principale dell’intero territorio che portava al pinot bianco.

Questo però lo sarà fino a che non verrà “scoperto” lo Chardonnay, che fin da subito ha cambiato le carte in tavole nella zona, diventando il protagonista degli spumanti Franciacorta. Il tipo di spumante nacque in Francia, ma subito prese piede in tutte le vigne del mondo, essendo usato anche in purezza. In Franciacorta, secondo delle stime, occupa l’80% della superficie vitata, a testimonianza di quanto sia fondamentale per l’economia.

Ad oggi lo spumante Franciacorta è possibile trovarlo in diverse tipologie. Abbiamo una versione classica a base di Charonnay, Pinot nero e bianco, con la caratteristica che devono passare almeno 18 mesi sui lieviti, oltre al fatto che non deve essere messo in commercio prima di 25 mesi dalla vendemmia. Insomma dietro c’è una produzione di anni per restituire sulla tavola di molti uno spumante di qualità e raffinato.

La selezioni di spumanti poi continua con il Satèn, solamente nella versione brut con Chardonnay e pinot bianco; infine troviamo il Rosé realizzato con pinot nero.

 

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